No, non mi butterò da una finestra, né mi andrò a schiantare contro un albero con la macchina di Warren, e neanche riempirò il garage di casa di monossido di carbonio, tanto per risparmiare, o mi taglierò i polsi per poi infilarmi nella vasca. Non ho più un briciolo di fiducia ma mi è tutto ben chiaro. So insegnare e scriverò, scriverò bene. Dovrò passare un anno così, magari, prima che capitino altre opportunità. Poi ci sono le diverse, poche, persone che amo un po’. E il mio ostinato, inspiegabile senso di dignità, di integrità, da mantenere. Ho vissuto troppo a lungo sulla rendita fiduciaria. Su quel fronte sono in bancarotta.
Tardi, molto più tardi. Un momento imprecisato del mattino dopo. Le scuse false, gran confusione di nomi e classi. Tutto finto. Tutto fasullo. E lo sguardo colpevole, di stupita consapevolezza della presenza sbagliata […] Disonestà - una crepa. E io tutta stupidità e franchezza: quanto siamo scemi ad amare davvero. Senza imbrogliare. Senza doppi giochi. È terribile voler andarsene e non voler andare da nessuna parte. Ho preso la cantonata più comica, ironica e fatale credendo che Ted non fosse vanitoso, torbido, viziato come gli altri uomini. Sono servita allo scopo, ho speso soldi […] per comprargli vestiti, per comprargli sei, otto mesi di scrittura. Ho battuto a macchina centinaia di volte le sue poesie. Be’, ho dato il mio bel contributo alla poesia contemporanea inglese e americana. Ma non riesco a perdonare la disonestà - e non importa quanto possa essere dolorosa, ma preferirei che dalle sue labbra uscisse la verità che ho intravisto con chiarezza devastante, invece di sentirlo schifosamente evasivo, tra scuse confuse e nervosismi. Io ho una vita da portare avanti quassù. Ma che ne è della mia vita senza fiducia se hai la sensazione che l’amore sia una menzogna e qualsiasi gioioso sacrificio un dovere sgradevole? Sono così stanca […] È svergognato, vergognoso, e fa vergognare me e la mia fiducia, che non trova salvezza in un mondo di bugiardi, di truffatori, di uomini scorretti o guidati dalla vanità. L’amore era la mia fonte inesauribile di nutrimento e adesso soffoco. L’errore, l’errore: la sua vampata volgare […] Perché ho fatto mie le sue preoccupazioni, sperando di vederlo in forma e felice? … A lui non interessa.
Tardi, molto più tardi. Un momento imprecisato del mattino dopo. Le scuse false, gran confusione di nomi e classi. Tutto finto. Tutto fasullo. E lo sguardo colpevole, di stupita consapevolezza della presenza sbagliata […] Disonestà - una crepa. E io tutta stupidità e franchezza: quanto siamo scemi ad amare davvero. Senza imbrogliare. Senza doppi giochi. È terribile voler andarsene e non voler andare da nessuna parte. Ho preso la cantonata più comica, ironica e fatale credendo che Ted non fosse vanitoso, torbido, viziato come gli altri uomini. Sono servita allo scopo, ho speso soldi […] per comprargli vestiti, per comprargli sei, otto mesi di scrittura. Ho battuto a macchina centinaia di volte le sue poesie. Be’, ho dato il mio bel contributo alla poesia contemporanea inglese e americana. Ma non riesco a perdonare la disonestà - e non importa quanto possa essere dolorosa, ma preferirei che dalle sue labbra uscisse la verità che ho intravisto con chiarezza devastante, invece di sentirlo schifosamente evasivo, tra scuse confuse e nervosismi. Io ho una vita da portare avanti quassù. Ma che ne è della mia vita senza fiducia se hai la sensazione che l’amore sia una menzogna e qualsiasi gioioso sacrificio un dovere sgradevole? Sono così stanca […] È svergognato, vergognoso, e fa vergognare me e la mia fiducia, che non trova salvezza in un mondo di bugiardi, di truffatori, di uomini scorretti o guidati dalla vanità. L’amore era la mia fonte inesauribile di nutrimento e adesso soffoco. L’errore, l’errore: la sua vampata volgare […] Perché ho fatto mie le sue preoccupazioni, sperando di vederlo in forma e felice? … A lui non interessa.
Sylvia Plath, Diari - (della mia immedesimazione in Sylvia Plath)