Se sto dormendo e suona il telefono, vado a rispondere, e se mi chiedono: “ma stavi dormendo?”, dico sempre: “no”.
Non so perché, ma lo faccio sempre.
Alzo la cornetta e dico “pronto” con la voce più normale possibile. Dall’altra parte, la prima cosa che dice chi ha chiamato è: “ma stavi dormendo?”
“No, no. Figurati”.
E poi sono capace di mentire senza alcun pudore con frasi assurde del tipo “no, stavo lavorando”, oppure “sono già uscito due volte”. E se proprio non ce la faccio a esagerare, dico che sto ancora a letto, sì, ma stavo pensando.
Insistono. “E come mai allora hai ancora la voce di sonno?, di’ la verità, stavi dormendo, perché menti?”, e io lì a giurare su qualcosa che mi è molto caro, che non è assolutamente vero, che sono sveglio da un sacco di tempo, che la voce è così perché non ho ancora parlato con nessuno stamattina, e del resto perché dovrei mentire, che ragione ci sarebbe.
Ed è questo il punto cruciale della questione: perché mento? Che ragione c’è? Non c’è una ragione: mi piace.
Non so perché, ma lo faccio sempre.
Alzo la cornetta e dico “pronto” con la voce più normale possibile. Dall’altra parte, la prima cosa che dice chi ha chiamato è: “ma stavi dormendo?”
“No, no. Figurati”.
E poi sono capace di mentire senza alcun pudore con frasi assurde del tipo “no, stavo lavorando”, oppure “sono già uscito due volte”. E se proprio non ce la faccio a esagerare, dico che sto ancora a letto, sì, ma stavo pensando.
Insistono. “E come mai allora hai ancora la voce di sonno?, di’ la verità, stavi dormendo, perché menti?”, e io lì a giurare su qualcosa che mi è molto caro, che non è assolutamente vero, che sono sveglio da un sacco di tempo, che la voce è così perché non ho ancora parlato con nessuno stamattina, e del resto perché dovrei mentire, che ragione ci sarebbe.
Ed è questo il punto cruciale della questione: perché mento? Che ragione c’è? Non c’è una ragione: mi piace.
Francesco Piccolo, Momenti di trascurabile felicità